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Il sec. XIX segnò una svolta nello sviluppo urbanistico di Firenze: si operarono allargamenti della rete stradale, si prolungò via Larga (oggi via Cavour) sino alle mura, si costruirono i due nuovi ponti sospesi sull'Arno. Dal18141a popolazione cominciò ad aumentare a ritmo costante, da 81.000 abitanti si sali a 93.000 nel '30, a 113.000 nel '59. La nuova borghesia esigeva quartieri appartati e silenziosi che furono realizzati (come il quartiere Barbano, con il grande vuoto di piazza Indipendenza) nei pressi delle mura: si diede così ìnizio al parziale soffocamento del centro, su cui i nuovi isolati continuavano a gravare per i servizi sociali e gli approvvigionamenti.
La costruzione di due stazioni (1847 e 1848) collocò in forma irreversibile la sede delle zone ferroviarie nel cuore della città. L'esempio di Parigi e di Vienna spinse Firenze, sollecitata dal suo nuovo ruolo di capitale del Regno d'Italia, a ulteriori sistemazioni urbanistiche. Autore del piano d'ampliamento e direttore dei grandi lavori eseguiti fra il 1864 e il'77 fu G. Poggi: il tracciato del viale dei Colli, da lui delineato seguendo, con qualche variante, l'andamento delle mura, favori peraltro tutta una serie di operazioni speculative che causarono gravi demolizioni alla periferia come al centro.
Col trasferimento della capitale a Roma, la città fu colpita da una grave crisi economica, che tuttavia non arrestò i lavori di sventramento di intere zone storiche e artistiche. Agli inizi del sec. xx la città mutava struttura: da una forma chiusa, che attingeva energie dal suo interno, iniziava un processo di crescita incontrollata in tutte le direzioni (si ebbero un notevole risveglio economico e un forte incremento demografico). Il comune compilò un piano regolatore, attuato solo nel '24: esso prevedeva lo sviluppo della città in cinque zone periferiche, il risanamento dei quartieri malsani del centro (Santa Croce, San Frediano, Santo Spirito), la nuova sistemazione della ferrovia e del centro ospedaliero, la costruzione del quartiere industriale di Novoli, Caratterizzato da estrema genericità di dimen-sionamento e di funzioni, il piano non potè però evitare una irrazionale proliferazione delle penferie. Il fascismo privilegiò lavori pubblici rappresentativi, quali l'Accademia dell'Aeronautica, nel parco delle Cascine, e la Casa del Balilla ai Pratoni della Zecca. Solo la costruzione della stazione di Santa Maria Novella (1933-36) uscì dagli schemi ufficiali affermandosi come la miglior architettura moderna a Firenze.
Durante la guerra, il 4 agosto 1944, le truppe naziste in ritirata infersero a Firenze gravissimi danni: cinque dei sei ponti della città furono fatti saltare (solo il Ponte Vecchio fu risparmiato) e due ampie zone, adiacenti il ponte, sulle sponde opposte dell'Arno furono distrutte. Analisi e proposte, anche in rapporto al più generale problema edilizio dell'intera città, venivano formulate dalla commissione per la ricostruzione istituita nell'aprile del 1944.
La ricostruzione subito avviata alla fine delle ostilità col proposito di garantire una continuità funzionale tra la strada, i percorsi pedonali e il fiume, non sempre attinse un adeguato livello architettonico. Nel 1949 la prima amministrazione eletta dopo la liberazione iniziò lo studio di un piano regolatore, completato e adottato nel 1951, che prevedeva l'espansione di Firenze verso la città di Prato, l'interramento della ferrovia, la conservazione delle aree agricole della piana, e norme di assoluto rispetto sulla cerchia delle colline. In realtà la città continuò a estendersi a macchia d'olio, con un forte addensamento edilizio nelle zone intorno ai viali. Solo nel 1958 si venne a un nuovo piano, che era basato su un asse viario est-ovest e sulla realizzazione di un centro direzionale e commerciale (detto Porto) nelle aree di Castello, a mezza strada tra Firenze e Prato, ma che, non prevedendo un inquadramento intercomunale, ovviò solo parzialmente afla pressione di-sordinata della speculazione edilizia. Nel marzo del 1961 la nuova amministrazione di centrosinistra procedette a una rielaborazione del piano del 1958, che fu adottato, nella sua nuova veste, nel dicembre 1962: fallito il tentativo di far spostare il tracciato dell'autostrada del Sole aggirante la città, furono fissate le linee della grande viabilità comprensoriale; ridotte le espansioni e gli indici di fabbricabilità, raddoppiate le aree verdi e quadruplicate quelle scolastiche, previste nuove aree universitane, salvaguardate le colline e il centro storico con norme cautelative, il piano configurava in maniera più defmita il centro direzionale verso Sesto Fiorentino e progettava nuovi rac-cordi ferroviari.
L'alluvione del 1966, con l'impressionante esempio di responsabilità e di operosità dato dalla popolazione, e in modo particolare dai giovani, avrebbe dovuto costituire un punto di partenza per riproporre il problema dell'avvenire della città e di tutto il territorio del bacino. Le proposte e gli stimoli non mancarono, ma si puntò soltanto alla riabilitazione dell'edilizia, delle strade, delle fognature e ad alcuni provvedimenti di difesa idraulica; un tentativo di studiare la situazione del quartiere più colpito, quello di Santa Croce, si concluse in un nulla di fatto; anche la revisione del piano per garantire l'adeguamento dei servizi e delle attrezzature collettive, decisa nel 1974, non è stata ancora attuata.
La popolazione di Firenze è passata da 436.500 abitanti nel 1961 a 465.312 nel 1975; quella dei comuni limitrofi che gravitano sulla città è passata da 122.249 abitanti nel 1961 a 192.409 abitanti nel 1971; Prato da 77.630 unità nel 1951 è passata a 143.705 nel 1971. L'effetto di concentrazione su1 bacino, in cui ha avuto notevole peso l'ampliamento di tutte le arterie regionali, presenta condizioni di crisi difficilmente reversibili; Firenze, pur non presentando le caratteristiche proprie di molte altre città italiane, è un'area urbana pressoché esaurita in un ambito geografico chiuso e circoscritto, nel comprensorio della valle.
Firenze dall'antichità agli albori del comune
Firenze dal comune al sorgere del predominio mediceo
Firenze dalla signoria medicea al granducato
Firenze dal granducato all'inizio del sec. XIX
Firenze: Sviluppo e pianificazione urbana nei secoli XIX e XXI
Firenze Gallerie e Musei
Firenze: la scuola fiorentina
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