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Firenze dal comune al sorgere del predominio mediceo

Nel sec. XII il centro urbano si modellò essenzialmente seguendo la disposizione della scacchiera romana. L'orientamento della città era simboleggiato dalle porte del Battistero, che fronteggiano i grandi assi viari. Le casetorri che si elevavano su un'area ristretta condizionarono il frazionamento della superficie urbana, favorendo un'edilizia intensiva (lotti di 4 o 5 m di larghezza) che ancora oggi caratterizza alcuni quartieri cittadini. I borghi si svilupparono invece seguendo il tracciato delle strade campestri dell'antica centuriazione, lungo le quali si svolse un'intensa attività edilizia spontanea. L'ampliamento della città è testimoniato dalla successione di varie cerchie di mura. Alla prima cerchia bizantina (più ristretta di quella romana) succedette nel 1172, quando la popolazione aveva raggiunto i 30.000 abitanti, una seconda cerchia: l'allargamento rese necessaria la realizzazione di nuovi ponti (alla Carraia, di Rubaconte, oggi alle Grazie, e di Santa Trinita). Nel 1284, dopo un eccezionale aumento della popolazione (87.000 abitanti nel 1299), si progettò una terza cinta lunga otto chilometri e mezzo, la cui realizzazione fu completata nel 1333: questi furono per mezzo millennio i limiti dell'espansione della città. Dalla seconda metà del Duecento, il comune favorì il tracciato di un percorso viario con effetti prospettici e monumentali per congiungere i maggiori edifici religiosi della città (Santa Maria Novella, Duomo, Santa Croce) e durante il governo del primo popolo furono impostate, in Oltrarno, re attuali vie dei Serragli e Maggio, rettilinee e di ampiezza uniforme. Questa tendenza razionalizzatrice è avvertibile anche nell'equilibrata distribuzione degli spazi verdi e delle zone costruite, e anche nelle realizzazioni architetto¬niche e artistiche del periodo. Tramite il comune e le arti maggiori, la borghesia mercantile e bancaria promosse la costruzione delle nuove sedi del potere politico e di quello religioso. Le prime (palazzi del Podestà e della Signoria) conservarono il carattere vistosamente difensivo delle case-torri; le seconde (Santa Maria Novella, Santa Croce, Santa Maria del Fiore) introdussero a Firenze, ma cor¬reggendone la verticalità, le forme del gotico cisterciense. Arnolfo di Cambio, cui si devono i progetti del Palazzo della Signoria, di Santa Croce, di Santa Maria del Fiore e della loggia del Grano (poi Orsanmichele), fu il geniale uniformatore di questa tendenza che consentì alle forme classicheggianti del romanico di sopravvivere. Anche le arti figurative, ancora legate nel corso del Duecento a influenze pisane, lucchesi e bizantineggianti, appaiono dominate nel secolo seguente da una forte tendenza classicheggiante, formulata da Giotto soprattutto dopo il soggiorno romano. I primi trent'anni del Trecento corrispondono al momento di più intensa attività pittorica, localizzata soprattutto nella chiesa di Santa Croce, dove le famiglie dei banchieri affidano a Giotto, Taddeo Gaddi, Bernardo Daddi la decorazione delle proprie cappelle. Grazie alla sua capacità di mediare fra la tradizione e il rinnovamento, Daddi è, verso il 1340, l'espressione più tipica del gusto moderato della borghesia fiorentina: tale ambivalenza culturale perdura anche nella seconda metà del secolo (Maso di Banco, Orcagna, Agnolo Gaddi), benché la presenza di artisti forestieri (Giovanni da Mila-no, Spinello Aretino, Lorenzo Monaco) renda più percettibili le cadenze del gotico internazionale.

Palazzo del Podestà. Iniziato nel 1255 durante il governo del primo popolo, l'edificio fu concepito come sede del capitano del popolo, e in seguito destinato a residenza del podestà (dal 1261), e del capitano di giustizia o bargello (dal 1574). Consta di una severa massa squadrata divisa in tre fasce da esili cornici e coronata da una merlatura guelfa a gettante. AI fianco s'eleva un'alta torre merlata. Il palazzo si sviluppa attorno a un cortile quadrangolare, con portici su tre lati. Sul quarto lato una scala (1845-67) conduce alla loggia e al grandioso salone del consiglio generale, un alto locale a due campate con volta a crociera. Dal 1859 l'edificio è sede del Museo Nazionale del Bargello.

Palazzo della Signoria o Palazzo Vecchio. Secondo la tradizione, il palazzo, destinato a divenire la sede dei priori delle arti e del gonfaloniere di giustizia, fu progettato da Arnolfo di Cambio nel 1299. L'edificio presenta una facciata con tre ordini di finestre: a carattere difensivo quelle del primo piano (strette e protette da inferriate), bifore in marmo le altre. Il palazzo, in bugnato rustico, ha l'aspetto di una fortezza, ma la grande massa di pietra si alle&l\erisce verso l'alto con la corona aggettante del ballatoio da CUI si eleva la torre, coronata a sua volta da una balaustra aggettante. Merlature guelfe e ghibelline cingono rispettivamente il palazzo e la torre. L'aspetto esterno del palazzo restò immutato nel corso dei se¬coli; la sistemazione interna subì invece numerosi rìmaneggiamenti. I lavori di trasformazione impegnarono per quasi due secoli i migliori artisti cittadini, tra cui .Michelozzo, Benedetto da Maiano (sala dell'Udienza e sala dei Gigli), il Cronaca (cui si deve il salone dei Cinquecento destinato ad accogliere i membri del Consiglio maggiore voluto da Savonarola). Eletto nel 1502 gonfaloniere a vita, Pier Soderini commissionò, appunto per la sala del Consiglio maggiore, affreschi a Leonardo (Battaglia di Anghiari) e a MIchelangelo (Battaglia di Cascina). Dopo la restaurazione dei Medici, Cosimo I vi trasferi la propria residenza (1540) adeguando l'edificio alla nuova funzione di reggia. Vasari vi realizzò vari appartamenti privati (di Leone x, delfa duchessa Eleonora) e l'imponente salone dei Cinquecento (1563-72) trasformando quello precedente del Cronaca. Nel 1570-72 fu costruito il prezioso studiolo di Francesco I, ultima iniziativa di rilievo, giacché Ferdinando I trasferì la reggia a Palazzo Pitti (l'edificio da allora sarà chiamato Vecchio).  

o Loggia dei Lanzi o dell'Orcagna. Fu costruita in arenaria tra il 1376 e il 1391 da Benci di Cione e Simone Talenti (forse su disegno dell'Orcagna), e destinata alle cerimonie di proclamazione dei priori e dei gonfalonieri (il nome le venne più tardi dall'essere sede, sotto Cosimo l, di un corpo di guardia di lanzichenecchi). Presenta un prospetto su piazza della Signoria, con tre ampie arcate a tutto sesto sostenute da quattro pilastri polistili con fantasiosi capitelli corinzi; a coronamento della loggia una serie di mensole sorregge una elegante balaustra traforata. L'edificio, con soffitto a crociera, fonde nel suo insieme il clas¬sicismo dell'architettura romana con elementi strutturali e decorativi di gusto gotico. Sotto la loggia sono conservati la statua bronzea del Perseo di Benvenuto Cellini (1545-54) nonchè il Ratto delle sabine (1583) e Ercole e Nesso (1599), due gruppi marmorei del Giambologna.  

o Palazzo Davanzati. Situato in prossimità degli antichi quartieri commerciali, costituisce uno degli esempi meglio conservati di abitazione di ricco mercante del sec. XIV (fu costruito per la famiglia Davizzi e acquistato dai Davanzati nel 1578). La facciata, in pietra forte, è formata da tre piani sopraelevati, ognuno dotato di cinque ampie finestre ad arco ribassato, e da una grande loggia con colonne. AI piano terra si aprono tre portali contigui: quelli laterali introducevano ai fondachi e quello di mezzo al cortile (con portici su due lati) sul quale prospettano i ballatoi sorretti da mensole. Il palazzo ospita oggi Il museo dell'antica casa fiorentina.  

o Ponte Vecchio. Fu costruito nelle strutture attuali da Neri di Fioravante nel 1345. Poggia su tre arcate ed è affiancato su ciascun lato da una fila di botteghe (le più esterne sono sostenute da mensole in legno) interrotte al centro del ponte da due ter¬razze. Dopo la costruzione (sopra il lato a monte) del corridoio vasariano per collegare gli U ffizi con Palazzo Pitti, Cosimo l sloggiò dalle botteghe i beccai e vi installò gli orafi che ancora le occupano.

o Santa Croce. La chiesa francescana sorse a partire dal 1294, forse su progetto di Arnolfo di Cambio. La facciata in stile neogotico fu eretta nel 1863. Durante l'inondazione dell'Arno nel 1966, Santa Croce subì gravi danni: tra l'altro andò quasi completamente distrutto il famoso Crocifisso di Cimabue. Lunga 115 metri, la chiesa è a tre navate e sette campate, scan-dite da pilastri ottagonali e archi acuti. Lo slancio verticale dell'edificio si accentua sul fondo, grazie ai giganteschi arconi del transetto e alle slanciate finestre della Cappella maggiore. Divenuta, nel corso dei secoli, un vero pantheon nazionale (ce¬notafio di Dante, sepolcri di Michelangelo, Foscolo, Machiavelli, Alfieri ecc.), Santa Croce vanta notevoli opere d'arte:  

Giotto affrescò le Cappelle Baroncelli e Bardi (dopo il 1317); Bernardo Daddi decorò la Cappella Pulci (1330 ca); Taddeo Gaddi, la Cappella Baroncelli (1332-38); Maso di Banco, la Cappella Bardi (1340 ca); Giovanni da Milano, la Cappella Rinuccini (1365 ca); Agnolo Gaddi, la Cappella maggiore (1380 ca) e la Cappella Castellani (1385 ca).  

Santa Maria del Fiore (Duomo) e Campanile. Eretta sul posto di una antica chiesa dedicata a Santa Reparata, l'attuale costruzione fu iniziata nel 1296 da Arnolfo di Cambio. La morte dell'architetto (1302) rallentò i lavori, che furono ripresi solo nel 1331. Nel 1334 Giotto, nominato capomastro dell'opera, dedicò la sua attività soprattutto al campanile, che procedette più rapidamente della chiesa. 1 lavori di questa continuarono più deci¬samente sotto la direzione di Andrea Pisano (1336-49) e sotto quella di Francesco Talenti e Lapo Ghini (1357). Tra il 1380 e il 1421 venivano costruite le tribune, ma mancava ancora la cupola, per la quale era stato bandito sin dal 1418 un concorso. Approvato nel 1420 il progetto di Filippo Brunelleschi di costruire la grande cupola senza armatura, questa fu portata a termine nel 1434, e la chiesa fu consacrata da Eugenio IV nel 1436. La lanterna fu innalzata 25 anni dopo, nel 1461. La fac¬ciata trecentesca, non finita, fu abbattuta nel 1588; quella attuale venne edificata, in un eclettico stile tardottocentesco, tra il 1875 e il 1887. Parte della decorazione scultorea antica (Bonifacio VIII di Arnolfo di Cambio; gli Evangelisti, tra cui il San Giovanni di Donatello) è oggi conservata al Museo dell'Opera del Duomo. Delle quattro celebri porte, due sul fianco nord e due su quello sud, la più importante è forse la porta della Mandorla che, decorata con statue di Donatello e mosaici di Dome¬nico e Davide Ghirlandaio, segna l'evoluzione dell'arte fiorentina dal gotico al rinascimento. Il corpo posteriore è dominato dalle tre grandi tribune poligonali, a loro volta sovrastate dalla cupola del Brunelleschi, la quale si compone di otto vele trian¬golari, inarcate sui costoloni di marmo. La cupola s'impone come tema dominante anche all'interno: sul grandioso ottagono che essa forma in proiezione, al punto d'incrocio tra nave centrale e transetto, SI innestano sia le tre navate con volta a crociera, divise da alte arcate ogivali su pilastri, sia le tre absidi coperte da semicupole anch'esse ottagonali. L'interno della chiesa conserva i monumenti equestri di Giovanni A cuto, affrescato da Paolo Uccello (1436), e quello di Niccolò da Tolentino, dovuto ad Andrea del Castagno; presso la porta della Sagrestia Nuova, che un tempo era sormontata dalla cantoria di Donatello (1433-39; oggi al Museo dell'Opera), è collocata la Pietà di Michelangelo. Anche la cantoria di Luca della Robbia (1431-38), che coronava la porta della Sagrestia Vecchia, è oggi conservata al Museo dell'Opera. Separato dalla chiesa si eleva il Campanile (alto 84 m), iniziato nel 1334 su disegno di Giotto, che VI lavorò fino all'anno della sua morte (1337); gli succedettero Andrea Pisano, Neri di Fio¬ravanti e, dal 1349, Francesco Talenti. Nella torre il pittoresco dei marmi si fonde col moderato plasticismo dei rilievi e della statuaria. Il doppio zoccolo è adorno di formelle con rilievi che con organicità e chiarezza distributiva muovono dalla Creazione dell'uomo per illustrare le sue varie attività (A rti meccaniche e liberali); figurano quindi i Pianeti che regolano il corso della sua esistenza, le Virtù che la disciplinano, i Sacramenti che la santi¬ficano. Numerosi artisti (forse Giotto stesso, Andrea da Pontedera e seguaci, Talenti ecc.) collaborarono all'esposizione di questo sistema dottrinario.

Chiesa dell'Orsanmichele. L'edificio, gotico, è del 1337-1404, e risulta dalla trasformazione di una loggia-mercato del grano di Arnolfo di Cambio (1290), in cui era conservata un'immagine miracolosa della Madonna. L'attuale costruzione si deve probabilmente a Francesco Talenti e ai suoi successori Benci di Cione e Simone Talenti: a quest'ultimo appartenl?ono con certezza le arcate di gusto tardogotico che chiudono I antica loggia trasformata in oratorio; i pilastri di questa sono adorni di tabernacoli policromi con statue e bassorilievi di artisti famosi (Ghiberti, Donatello, Verrocchio, Giambologna ecc.) raffiguranti i santi protettori delle arti maggiori. L'interno (oratorio di San Michele) è un rettangolo a due navate divise da pilastri che sorreggono volte a pieno centro. Nella navata destra c'è il celebre tabernacolo ogivale di Andrea Orcagna (1349-59).  

Santa Maria Novella. La costruzione della chiesa domenicana fu iniziata nel 1246 e compiuta nelle sue parti essenziali nel 1360. L'erezione della facciata, con arcate cieche a marmi policromi, si era arrestata, verso il 1360, al primo cornicione e fu completata nel 1456-70, grazie al mecenatismo di Giovanni Rucellai: da costui L.B. Alberti ebbe l'incarico di aprire al centro della facciata un solenne portale classicheggiante e di elevare il secondo ordine, con il grande rosone e un raccordo architettonico a volute, tra l'alzata e il corpo inferiore. L'interno è a tre navate, divise da pilastri cruciformi: tra le cappelle del transetto, quelle della famiglia Strozzi sono affrescate da Nardo di Cione (1357 ca) e Filippino Lippi (1497-1502). Sulla parete sinistra della navata laterale si trova la celebre Trinità di Masaccio. Adiacente alla chiesa si apre il Chiostro Verde (sec. XIV): qui Paolo Uccello affrescò le lunette con la Creazione di Adamo e Eva (1430 ca), il Diluvio universale e il Sacrificio di Noè (1447-48), oggi conservate nel Refettorio. Su un secondo chiostro, detto Chiostro Grande, si apre il Cappellone degli Spagnoli, già sala capitolare del convento, con gli affreschi di Andrea da Firenze (1365 ca) che glorificano l'ordine domenicano.

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